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Alla cerimonia ha preso parte, tra gli altri, Paolo Grossi, presidente della Corte Costituzionale dal 2016 al febbraio di quest’anno.

Nel corso della medesima ha avuto luogo anche il conferimento del dottorato honoris causa al Premio Nobel Jean Tirole, con la Laudatio pronunciata da Gianmaria Martini, coordinatore del dottorato in Applied Economics and Management.

Il rettore: «Abbiamo cercato di soddisfare le nostre esigenze, accogliendo quelle degli altri!»

Bergomo, 11 dicembre 2018 – L’orchestra e il coro del Conservatorio «Gaetano Donizetti» di Bergamo hanno concluso, nell’aula magna di Sant’Agostino, gli eventi per i 50 anni dell’Università degli studi di Bergamo. L’orchestra, diretta dal maestro Pieralberto Cattaneo, e il coro, diretto dai Maestri Cristian Gentilini ed Elisa Fumagalli hanno aperto l’evento cerimoniale con l’esecuzione dell’inno di Mameli che ha fatto alzare in piedi tutti i presenti nell’aula magna, proseguendo poi con le esegue di  alcuni brani di Mozart, l’inno d’Europa e concludendo con “Va pensiero” dal Nabucco di Verdi.

I festeggiamenti per il 50° anniversario dell’Ateneo si concluderanno in serata. Ricorrenza, quest’ultima,  celebrata con ben 100 eventi svoltisi in 37 luoghi simbolo della provincia di Bergamo, dalle sedi universitarie ai luoghi storici della città e della provincia, a cui hanno partecipato 10 mila persone di ogni età. Tali eventi, grazie alla partecipazione di 50 professori, hanno toccato le aree tematiche più varie: arte, cinema, cultura, diritto, economia, edilizia, etica, geografia, letteratura, lingue, musica, natura, religione, società, sport, storia, teatro, tecnologia, tradizioni e finanche attività ludiche per i più piccoli. E ai 10 mila partecipanti vanno aggiunte le 90 mila visite al sito d’Ateneo, registrate da gennaio a novembre di quest’anno.

«L’anno appeno trascorso è stato straordinario – ha commentato Remo Morzenti Pellegrini (nella foto), rettore dell’Università di Bergamo, in apertura di cerimonia – .La nostra Università è uscita dagli spazi canonici per abbracciare la città dimostrandosi sempre di più attore di sviluppo del territorio nonché punto di riferimento per lo crescita dell’intera comunità. È per questo, che con grande emozione – ha continuato il rettore – ringrazio tutti coloro che hanno celebrato con noi questo importante traguardo e chi è stato fattivamente partecipe ai nostri eventi, con l’auspicio di continuare a camminare insieme per altri 50 anni e più».

Assieme all’inaugurazione del 50° anniversario della nascita dell’Ateneo orobico ha avuto luogo anche quella del suo nuovo anno accademico 2018-’19, a cui hanno preso parte numerosi ospiti illustri, tra cui i rettori delle Università lombarde e i rappresentanti delle relazioni internazionali dell’Ateneo come il presidente Morisako della Kyoto lnstitute of Technology.

ll rettore, con l’attribuzione delle medaglie con il sigillo dell’Università di Bergamo disegnate da Attilio Pizzigoni, architetto e docente dell’Ateneo, su modello dell’antica medaglia ritrovata in uno scavo di epoca medioevale, ha voluto ringraziare coloro che hanno reso possibile il raggiungimento del traguardo dei 50 anni con il loro lavoro e il loro impegno nel guidare al meglio questa giovane Università: gli ex rettori Giorgio Szego, Pietro Enrico Ferri, Alberto Castoldi. Stefano Paleari, nonché il presidenti del Consiglio di Amministrazione con funzione di direttore Giancarlo Borra, Giampietro Pesenti, Pier Enzo Baruffi. Domenico Danisi. Giuseppe Giovanelli e Maurizio Gotti, Docente dell’ateneo e primo laureato della Facoltà di Lingue nel 1968. In Aula Magna anche i rettori delle Università lombarde intervenuti a Bergamo nell’ambito del Comitato Regionale di Coordinamento delle Università lombarde (CRUL) riunitosi nel pomeriggio nel salone d’onore di Palazzo Bernareggi per la prima volta sotto la presidenza di Remo Morzenti Pellegrini, alla guida del CRUL per i prossimi 2 anni. Sono intervenuti alla manifestazione anche il sindaco Giorgio Gori, il presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli e il prefetto Elisabetta Margiacchi.

Ai 50 anni dell’Università degli studi di Bergamo è stato dedicato uno speciale annullo filatelico e una cartolina in tiratura limitata di 1000 esemplari, che riproduce l’immagine dell’Università degli Studi di Bergamo – sede di Sant’Agostino.

L’Ateneo bergamasco, in tre anni, ha quasi aumentato di un terzo la sua popolazione studentesca.

Questi sono i numeri

L’Università di Bergamo negli ultimi 5 anni ha registrato un progressivo aumento degli immatricolati: quelli delle Lauree Triennali e a ciclo unico dai 3.933 studenti dell’anno accademico 2014-2015 sono costantemente aumentati fino a toccare quest’anno quota 5.601; stesso andamento positivo per gli iscritti al primo anno alle Lauree magistrali saliti in 5 anni da 1.231 a 1.822 per un totale di Immatricolati alle triennali e magistrali, nell’anno accademico 2018-2019, di 7,423 studenti.

Per quello che riguarda gli stranieri immatricolati sono oltre il 7%. Una Università che piace non solo ai bergamaschi. Degli oltre 20.000 iscritti, l’8,3% arriva dalla città, il 49.0% dalla bergamasca, il 37.1% dalla Regione Lombardia e il 5.6% da extra Regione Lombardia. L’aumento degli iscritti e del numero di studenti fuori sede ha spinto l’Ateneo verso una riorganizzazione di tempi, spazi e servizi. Il completamento del nuovo edificio in via Pignolo ha risolto i problemi di spazi per il polo umanistico, e la realizzazione delle residenze studentesche alla Montelungo, luogo di aggregazione sociale, darà una prima risposta alla crescente domanda di alloggi.

La cerimonia si è aperta con la proiezione del nuovo video istituzionale che ripercorre in pochi minuti i cinque intensi anni di vita di uno studente mostrando una panoramica sull’offerta formativa dell’Università, realtà che conta 22 mila iscritti, restando concretamente a misura d’uomo. Ed è proprio sul valore dell’Ateneo in quanto agente promotore di cittadinanza attiva che ha riflettuto Remo Morzenti Pellegrini: «Oggi celebriamo non solo l’inizio del nuovo anno accademico – aggiunge il rettore – ma anche la conclusione delle celebrazioni per i suoi primi 50 anni. Un percorso durante il quale la nostra Università ha saputo trasmettere conoscenze, valori e saperi necessari ai giovani per sentirsi parte attiva di uno comunità e intervenire per il suo miglioramento o livello sociale, professionale e civico. Tutto questo è sinonimo di cittadinanza attivo, fondamentale per costruire il futuro dello nostra società e del Paese su solide basi – ha concluso». In seguito, la parola è passata al rappresentante degli studenti dell’Ateneo, vicepresidente della Consulta, Daria Pavlova che ha ricordato quanto la comunità accademica sia attrice dello sviluppo del territorio bergamasco attraverso la condivisione del sapere, della formazione e della ricerca.

«Un bagaglio che ci permetterà di andare avanti orgogliosi – ha affermato Daria Pavlova (nella foto) – di riconoscerci quale parte integrante di questa comunità, plurale e inclusiva. E questo tenendo ben presente che a oggi l’Università è l’unico e l’ultimo ascensore sociale, nonché motore di rinnovamento culturale».

Un impegno espresso anche da Maria Fernanda Croce (nella foto), rappresentante del personale tecnico amministrativo dell’Università che ha sottolineato con orgoglio il rimarchevole spirito di servizio e l’elevata produttività da parte del personale tecnico amministrativo, che riesce a ottemperare ai propri compiti pur in una situazione di sottodimensionamento. L’inaugurazione dell’anno accademico ha visto anche la partecipazione di un’altra eminente personalità: Paolo Grossi, presidente della Corte Costituzionale dal 2016 al febbraio di quest’anno, illustre docente fiorentino, fra gli ultimi maestri della scienza giuridica italiana intervenuto in Sant’Agostino per la prolusione dei Settant’anni della Costituzione e per il mezzo secolo di vita dell’Università di Bergamo.

«La Costituzione italiana, breviario giuridico e presidio per il cittadino, va studiata perché la si conosce poco – ha detto Paolo Grossi (nella foto), maestro della Storia del diritto italiano – . La Carta, entrata in vigore il 1° gennaio del ’48, è vecchia ma conserva una freschezza straordinaria. E’ tuttora un’arma magnifica per il cittadino: ne è il presidio proprio in quanto vi sono scritti dei valori e il primo è la dignità del cittadino, cioè della persona come fine e mai come strumento. Questo è il valore portante di tutto l’edificio costituzionale».

Dopo l’esecuzione del Nabucco è stato conferito il dottorato honoris causa al Premio Nobel Jean Tirole, con la Laudatio pronunciata da Gianmaria Martini (nella foto), coordinatore del dottorato in Applied Economics and Management.  «L’attività di ricerco scientifico di Jeon Tirole ha contribuito in maniero straordinaria alla formazione dei giovani ricercatori nelle università di tutto il mondo, diventando riferimento anche per le autorità di regolamentazione, di policy mokers, di managers di imprese, di rappresentanti delle istituzioni. La sua ricca e diversificata attività infatti – ha proseguito Martini – è sempre stata mirata al bene comune, puntando a fare del mondo un posto migliore» Esemplari, in questo senso, le teorie dell’Organizzazione Industriale e del two-sided market con cui Tirole ha descritto i meccanismi fondamentali delle piattaforme di mercato. Nel 2014 ha quindi ricevuto il Premio Nobel per l’analisi degli effetti del potere di mercato delle imprese e dei meccanismi di regolazione.

L’economista, a cui il rettore ha consegnato la pergamena di dottorato honoris, accompagnata dalla formula di rito, ha quindi tenuto la Lectio Magistralis in «Moral Reasoning, Markets and Organizationg», approfondendo il ruolo dell’economista, tra moralità e mercati.

«Molti economisti lavorano sia teoricamente sia empiricamente sulla moralità – ha affermato Jeon Tirole (nella foto) come una determinante del nostro comportamento. Questo è un bene perché l’economia è una scienza morale e filosofica. Non è possibile ignorare le più ampie tematiche sociali nei nostri tempi. Si pensa invece che l’economia abbia trionfato sui valori umani, creando un mondo senza pietà né compassione e predo di interessi privati, ma l’economia di mercato ha ottenuto solo uno vittoria parziale, perché non ha vinto né cuori né menti. Affrontare i molti fallimenti del mercato è cruciale e lo è anche la nostra capacità di inquadrare le questioni morali, smettendo di ignorare la diffusa resistenza alla nostra disciplina».

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