Ergastolo per Moussa Sangare per l’omicidio di Sharon Verzeni.
Bergamo, 25 febbraio 2026 – Si è concluso oggi il processo che ha visto come imputato Moussa Sangare, condannato all’ergastolo dai giudici della Corte d’appello di Bergamo per l’omicidio della 33enne Sharon Verzeni, uccisa a coltellate la notte tra il 29 e il 30 luglio di due anni fa, a Terno d’Isola, in Bergamasca.
La richiesta del pm
Nel corso dell’udienza il pm Emanuele Marchisio ha chiesto la condanna all’ergastolo dell’imputato (contestando le aggravanti della premeditazione), richiesta accolta dai giudici che hanno emesso la sentenza della pena detentiva a vita.
“Un delitto orripilante” – ha commentato il pm – definendo l’imputato “un narciso impenitente che sacrifica una vita umana per soddisfare il proprio ego”.
La tesi della difesa
Poi è stata la volta della difesa, condotta dall’avvocata Tiziana Bacicca, che ha messo in dubbio la ricostruzione dell’aggressione, le tracce biologiche e, addirittura, l’esame autoptico. Secondo Tiziana Bacicca il tempo necessario per compiere l’omicidio, come messo agli atti dall’accusa, non sarebbe sufficiente e chiede l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”, “l’esclusione delle tre aggravanti e la concessione delle attenuanti generiche”.
La risposta del pm
Una tesi quella della difesa, non condivisa dal pm Marchisio, che ha parlato di un’aggressione “velocissima e rapidissima”, come ha raccontato lo stesso imputato, a sostegno della quale ci sarebbero anche i filmati delle telecamere di sorveglianza.
Tesi del difensore di parte civile della famiglia Verzeni
Il parere dell’avvocato Luigi Scudieri, difensore di parte civile della famiglia Verzeni: “Non è rimasto più alcun dubbio né sulla colpevolezza di Moussa Sangare, né nella ricostruzione della vicenda”.
La difesa dell’imputato chiede l’assoluzione
La difesa di Sangare, rappresentata dall’avvocata Tiziana Bacicca ha chiesto invece l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”, l’esclusione delle tre aggravanti e la concessione delle attenuanti generiche”.
La fine del dibattimento e il risultato finale
Moussa Sangare segue il dibattimento accanto alla sua legale. Intorno alle 13, la Corte d’assise di Bergamo si è riunita in camera di consiglio, al termine del processo e ha sentenziato la pena del carcere a vita per l’imputato . Presenti in aula anche i familiari di Sharon Verzeni, i quali apprendendo la sentenza si sono abbracciati con il volto solcato da lacrime.