Nasce la prima tartufaia nella Valle d’Astino di Bergamo

Il progetto della tartufaia Il progetto nasce dalla collaborazione con l’Associazione Tartufai Bergamaschi e, elle prossime settimane, verranno messe a dimora piante tartufigene micorizzate di un anno, piante micorizzate con tartufo scorzone o estivo (Tuber aestivum), noccioli, carpini neri, carpini bianchi, roverelle, lecci, e piante micorizzate con tartufo.

Si tratta della Tartufaia della Valle della Biodiversità che andrà a rafforzare la vocazione naturalistica, nonché ambientale dell’area.

Bergamo, 3 gennaio 2026 – Nasce la prima tartufaia comunale nella Valle d’Astino. L’intervento, che prenderà forma nelle prossime settimane, è stato reso possibile grazie a un ulteriore ampliamento delle superfici concesse in comodato d’uso dalla Fondazione MIA, pari a 29.167 mq di aree boschive.

Ampliamento della sezione dell’Orto Botanico “Lorenzo Rota”

Tali spazi saranno destinati a frutteto e bosco didattico, introducendo progetti innovativi – come la tartufaia – finalizzati alla tutela e valorizzazione della biodiversità locale.
Non si tratta del primo ampliamento della sezione dell’Orto Botanico “Lorenzo Rota” ad Astino. Nel 2015 la Fondazione MIA ha concesso in comodato un primo appezzamento di 9.000 mq per l’insediamento della sezione dell’Orto Botanico, a cui si sono aggiunti successivamente 2.880 mq e 11.646 mq.

L’accordo di programma del 2017

Nel 2017 fu sottoscritto un accordo di programma tra Regione Lombardia, Provincia e Comune di Bergamo, Parco dei Colli, Fondazione MIA, Congregazione della Misericordia Maggiore e Società Valle d’Astino, con l’obiettivo di ridefinire le destinazioni urbanistiche della valle.
L’accordo prevede la concessione gratuita per 30 anni, rinnovabile, delle aree necessarie all’ampliamento della sezione dell’Orto Botanico e la messa a disposizione di ulteriori 55.245 mq destinati a frutteti e fasce boscate sulle balze adiacenti, fruibili a scopi didattico-naturalistici.

Il miglioramento dell’ente museale

Nel 2021 il Comune propose l’acquisizione di ulteriori 4.612 mq di area boscata per migliorare la fruizione dell’ente museale; la concessione fu formalizzata nel 2022.
L’ampliamento del 2024 rappresenta l’ultimo passo di questo percorso, offrendo un maggiore “respiro” all’intera valle e integrando balze coltivate, Parco Apistico e, oggi, la nuova tartufaia della Valle della Biodiversità.

Il progetto della tartufaia

Il progetto nasce dalla collaborazione con l’Associazione Tartufai Bergamaschi e, elle prossime settimane, verranno messe a dimora piante tartufigene micorizzate di un anno, piante micorizzate con tartufo scorzone o estivo (Tuber aestivum), noccioli, carpini neri, carpini bianchi, roverelle, lecci, e piante micorizzate con tartufo.

Le dichiarazioni

“Un nuovo settore nella Valle della Biodiversità – spiega Gabriele Rinaldi (in foto), direttore dell’Orto Botanico – ci permette di parlare di tuberi alimentari speciali, i tartufi, e della loro biologia davvero interessante che mette in relazione piante e animali: vivono in simbiosi con gli alberi, grazie ad una ‘aggressione’ benefica delle radici con cui stabiliscono rapporti reciprocamente vantaggiosi (ectomicorriza) e per diffondersi si servono di animali quali cinghiali o roditori che li ingeriscono per poi involontariamente disperdere le spore in altra parte del bosco. Il nostro obiettivo – continua Il direttore – non è produttivo, ma culturale, educativo di sensibilizzazione: vogliamo che le persone siano attente alla natura scoprendone la meraviglia dei fenomeni. Non è un caso che, come per il Parco Apistico inaugurato a giugno, sempre nella Valle della Biodiversità stiamo cercando la collaborazione dell’Accademia di Brera per costruire insieme i pannelli informativi,” aggiunge Gabriele Rinaldi.

 “E’ un progetto che guarda lontano – sottolinea Oriana Ruzzini (in foto), assessora alla Transizione ecologica, Ambiente e Verde – infatti i primi tartufi nasceranno tra almeno tre/cinque anni, ma è importante valorizzare anche nella nostra Valle della Biodiversità quella che è una tradizione bergamasca di nicchia, ma che merita di essere conosciuta. Ringrazio l’Associazione Tartufai bergamaschi e, in particolare, il presidente Pino Ciocchetti – prosegue l’assessora – per il supporto e lo slancio con cui ha accolto l’iniziativa. In provincia di Bergamo solo il Comune di Spirano anni fa aveva destinato un terreno comunale a tartufaia: da figlia e nipote di tartufai marchigiani mi aveva molto colpito l’iniziativa e oggi, con Gabriele Rinaldi, abbiamo colto l’occasione dell’ampliamento dell’Orto botanico per avviare questa interessante sperimentazione. Come ogni area dell’Orto –  aggiunge – anche la tartufaia sarà corredata di cartelli esplicativi del progetto, per facilitare la fruizione didattica perché le scolaresche e i visitatori possano riconoscere le piante autoctone e apprendere i processi simbiotici che regalano alla terra il tartufo, uno degli alimenti più pregiati del nostro tempo perché difficilmente coltivabile, concentrato di essenze, gusto e profumi, tra i protagonisti della nostra cucina italiana, oggi riconosciuta Patrimonio dell’Unesco,” conclude  Oriana Ruzzini.

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Antonio Casablanca

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