Durante le perquisizioni avvenute a Bergamo centro e a Verdello, trovati anche pc e dispositivi elettronici nascosti in intercapedini.
Bergamo, 28 dicembre 2025 – Il 63enne Mohammad Hannoun di origine giordana, presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia, residente nel capoluogo ligure, risulta tra le nove persone arrestate da Digos e Guardia di Finanza, a seguito dello sviluppo delle indagini coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo, accusati di aver finanziato l’organizzazione terroristica Hamas.
Imminente trasferimento a Istanbul
Mohammad Hannoun, che aveva organizzato un suo imminente trasferimento a Istanbul, era stato destinatario, per ben due volte, del foglio di via da parte della Questura di Milano, uno per istigazione alla violenza a seguito delle frasi pronunciate durante due cortei ProPal, che avrebbero potuto generare reazioni di massa incontrollabili, l’altro per il reato di istigazione a delinquere.
Le intercettazioni
Nelle intercettazioni che hanno incastrato Mohammad Hannoun e la rete per Hamas, il 63enne afferma: “Noi ci sacrifichiamo con i soldi, loro ci mettono il sangue”.
Le sedi dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese
Oltre alle le perquisizioni effettuate dalla Digos nelle sedi dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese di Genova, Milano, Torino, Bologna, Roma, Firenze, Monza Brianza, Lodi e Sassuolo (MO) - nell’ambito delle indagine sui finanziamenti al gruppo terroristico di Hamas – figura anche Bergamo.
Sequestro nelle sede dell’Abspp
Durante le perquisizioni nelle sedi dell’Abspp odv, sono state sequestrate somme di denaro in contanti pari a un milione e 80 mila euro, trovate anche nel domicilio dei soggetti indagati dove, in uno di questi, a Sassuolo, sono stati rinvenuti circa 560 mila euro in contanti occultati in un’intercapedine ricavata nel muro di un garage.
Perquisizioni anche a Bergamo e Verdello
Perquisizione anche a Bergamo, in via Garibaldi, nello studio del 36enne avvocato Mohamed Ryah, 36 anni di origini marocchine, fra gli indagati: nel suo studio ha sede legale l’associazione “La Palma”, che svolge attività per la cooperazione internazionale. Computer e altro materiale informatico sono stati sequestrati dalle forze dell’ordine sia nello studio che l’abitazione dell’avvocato Ryah, a Verdello che quanto prima verranno analizzati.