Il pm Emanuele Marchisio ha chiesto l’ergastolo per Moussa Sangare: “Un reato assurdo!”
Bergamo, 17 dicembre 2025 – Sharon Verzeni aveva 33 anni quando la notte del 30 luglio 2024 è stata uccisa a coltellate in strada, in via Castegnate a Terno d’Isola da Moussa Sangare, originario del Mali. L’imputato prima confessa il delitto e poi ritratta la confessione resa ai carabinieri e ai magistrati nel corso del dibattimento.
La ritrattazione di Sangare
Sangare, nel ritrattare, ha detto di essere stato un testimone del delitto e di essere scappato per questo motivo. Una ritrattazione quella dell’imputato che il pm ha valutato come “spudorata illogicità e falsità”.
I parenti della vittima presenti al processo
Al processo in Corte d’Assise erano presenti: l’imputato Moussa Sangare, i genitori di Sharon Verzeni e l’allora fidanzato della vittima 33enne Sergio Ruocco.
Le parole del pm a inizio della requisitoria
All’inizio della requisitoria il pm ha detto: “Ammetto delle difficoltà, non tecnico-giuridiche. Mancano le parole, si rimane senza fiato, disorientati. Un reato assurdo. Verrebbe da dire vergogna!” Pertanto le sue richieste, dopo 3 ore e mezzo di requisitoria in Corte d’Assise, sono scaturite con le aggravanti di minorata difesa, premeditazione e futili motivi.
Le indagini dei carabinieri
I carabinieri che hanno seguito le indagini hanno visionato tanti filmati delle telecamere di videosorveglianza e, inoltre, hanno fatto la ” prova del manichino”: hanno recuperato i vestiti sporchi di sangue di Sangare che aveva gettato nel fiume, li hanno messi addosso a un manichino posizionandolo in diversi zone del del percorso effettuato dall’uomo durante la fuga.
I filmati visionati in aula
Tali filmati sono stati fatti visionare dal pm ai presenti in aula, effettuando un minuzioso confronto di questi ultimi.
Le conclusioni del pm
Per il pm “Si è trattato di un omicidio ‘maturato nella noia’ dell’imputato che ha provato piacere a uccidere una ragazza che stava camminando per strada, la quale con il suo compagno si stava costruendo la sua vita. Ed è per questo che l’imputato dev’essere condannato,” ha concluso il pm Emanuele Marchisio.