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Sarà il capoluogo orobico ad ospitare, il prossimo lunedì 2 dicembre, un seminario che illustrerà i primi risultati di “Urban Health: buone pratiche per la valutazione di impatto sulla salute degli interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana e ambientale”. Si tratta di un progetto biennale – presentato da Regione Lombardia e da ATS Bergamo, giunta prima tra i 40 ammessi al Bando del Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute – che la vede come ente coordinatore.

 

Bergamo, 29 novembre 2019 – Obiettivo del seminario, che si terrà presso l’Università degli Studi di Bergamo – Chiostro di S. Agostino – Aula n. 8 a partire dalle 8.45 fino alle 13.00, illustrare ai diversi stakeholders lo strumento, condividerne le finalità e raccogliere eventuali osservazioni.  

«Alla nostra ATS è stato assegnato, tramite il Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria, il coordinamento del progetto – spiega il direttore del Dipartimento DIPS, Pietro Imbrogno (in foto)- il cui obiettivo generale è quello di elaborare e disseminare buone pratiche, basate su modelli di Health Impact Assessment, sulla letteratura e su casi studio di città europee e italiane, per orientare le politiche urbane a produrre un miglioramento della salute e della qualità della vita.»

 

Al progetto hanno partecipato enti autorevoli come il Politecnico di Milano – Dipartimento di Architettura, rappresentato da Stefano Capolongo, già componente del Tavolo di Lavoro “Città e Salute” del Ministero della Salute, l’ASL TO3, guidata dall’epidemiologo esperto in disuguaglianze di salute Giuseppe Costa, l’AUSL Toscana Nordovest con Margherita Brunetti, l’ASL di Taranto con Michele Conversano, direttore del Dipartimento di Prevenzione in cui ha sede lo stabilimento Ilva e, infine, l’ATS di Pavia, dove opera il coordinatore scientifico del progetto Marcello Tirani.

Scopo del Progetto

Nelle aree urbane la salute e il benessere della popolazione sono influenzati dalle caratteristiche della città. La maggior urbanizzazione, l’invecchiamento della popolazione, gli stili di vita più sedentari sono alcuni dei determinanti che comportano l’aumento dell’incidenza di malattie non trasmissibili e producono disuguaglianze sociali, psicologiche, di accessibilità ai servizi… Per questo motivo si è diffusa una crescente attenzione alla relazione tra pianificazione urbana e salute pubblica, tanto da portare l’OMS a coniare il termine di “Urban Health”. Il progetto CCM ha sperimentato l’utilizzo di uno strumento di analisi multi-criteriale per la valutazione dei Piani urbanistici, in grado di misurare la propensione di un intervento ai principi di Urban Health.

«Questo strumento – sottolinea il direttore sanitario di ATS, Carlo Alberto Tersalvi (in foto)vuole essere un supporto per gli operatori della Sanità pubblica e per tutti gli stakeholders istituzionali e professionali, coinvolti a vario titolo nei processi di pianificazione territoriale (amministratori, urbanisti, professionisti degli studi di progettazione edilizia), perché possano valutare se i nuovi interventi urbani siano orientati a criteri di Urban Health o se siano migliorabili in tal senso.»

«Irisultati di questo progetto – evidenzia il direttore generale di ATS Bergamo e presidente di ANCI Lombardia Salute, Massimo Giupponi (in foto)– potranno servire anche per sviluppare la sensibilità sui processi di supporto attivo, informazione e ingaggio dei decisori politico-amministrativi in relazione all’impatto delle loro scelte sulla salute dei cittadini, in un’ottica di Salute in tutte le Politiche,» conclude.

 

 

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