Scacco al clan romano dei Fasciani: confiscati beni per olte 18 milioni di euro
La GdF capitolina ha dato esecuzione a un decreto di confisca emesso dal locale Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della D.D.A., nei confronti di due esponenti di spicco del noto clan mafioso Fasciani, per un valore complessivo pari a oltre 18 milioni di euro.
Roma, 22 giugno 2018 – Le indagini condotte dagli specialisti del G.I.C.O. (Nucleo di Polizia EconomicoFinanziaria), attraverso l’operazione denominata “Medusa”, sono state avviate all’esito delle operazioni di polizia “Nuova Alba” (eseguita dalla Polizia di Stato nel luglio 2013) e “Tramonto” (conclusa dalle Fiamme Gialle capitoline nel febbraio 2014), che avevano permesso di documentare l’esistenza e operatività del clan dei Fasciani nel territorio lidense, e identificare i “capi” del sodalizio – i fratelli Carmine e Terenzio, destinatari del provvedimento di confisca – nonché acquisire rilevanti fonti di prove relative alla commissione di plurime condotte delittuose, tra le quali il sistematico ricorso alla fittizia intestazione di beni, tutte poste in essere con la finalità di agevolare l’organizzazione mafiosa. In proposito si è pronunciata la Corte di Cassazione che, con sentenze del 26.10.2017 (con riguardo all’operazione Nuova Alba) e del 21.02.2018 (in relazione all’operazione Tramonto), ha sancito la matrice mafiosa del clan in parola.
Sulla base degli elementi emersi nel corso di quelle indagini, la D.D.A. ha delegato ai Finanzieri l’esecuzione di mirati approfondimenti economico-patrimoniali, volti alla ricostruzione del patrimonio posseduto dai fratelli Fasciani e dai relativi familiari, nonché all’individuazione delle attività economiche da essi esercitate, allo scopo di intercettare – secondo la logica follow the money – i flussi finanziari agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili. Il G.I.C.O. è riuscito ad accertare come i due fratelli avessero accumulato, nel tempo, un ingentissimo compendio mobiliare e immobiliare, in parte intestato ai loro familiari, in misura assolutamente sproporzionata rispetto ai redditi lecitamente percepiti.
E’ venuto alla luce, in particolare, un tenore di vita del tutto incoerente rispetto alle capacità reddituali del due fratelli, costituendo le attività criminali del clan l’origine delle ingenti ricchezze possedute. Ne è derivato un vero e proprio “inquinamento” dell’economia legale del litorale, attuato sfruttando consapevoli “prestanome” che sono stati posti formalmente a capo di numerose società operanti nel settore della ristorazione, della panificazione, della gestione di stabilimenti balneari e del divertimento notturno (comparti che meglio si prestano al reimpiego dei provent illeciti), utilizzate come “schermo” per celare il “centro di interessi occulto” facente capo alla famiglia dei Fasciani.
Le indagini si sono giovate dell’apporto dichiarativo dei collaboratori di giustizia Cardoni Michael e Iannì Tamara, appartenenti alla famiglia criminale dei “Baficchio” di Ostia, parenti del defunto Galleoni Giovanni (detto “Baficchio”), ucciso a Ostia il 22.11.2011 insieme al sodale Antonini Francesco (detto “Sorca Nera”).
Accogliendo le prospettazioni investigative, in data 20.06.2016 e 5.07.2016, il Tribunale di Roma dispose il sequestro dei seguenti beni, dei quali ora ha decretato la confisca: patrimonio aziendale e beni di 8 società e 1 ditta individuale, esercenti l’attività di “bar”; “ristorazione”, “panificazione”, “commercio al dettaglio di altri prodotti alimentari”; “gestione stabilimenti balneari” e “immobiliare”, tutte site a Roma/Ostia; 12 unità immobiliari e 1 terreno ubicati a Roma e in provincia de L’Aquila; rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni per un valore di circa 18,5milioni di euro.
Contestualmente, attesa la “spiccata ed allarmante pericolosità” dei due proposti, il Giudice della prevenzione li ha sottoposti alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di anni 4.
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